I nostri Racconti, le nostre sensazioni trovando un angelo
"La prima volta"

LA PRIMA VOLTA
UN RINGRAZIAMENTO A CARLO SALVI
  Non immaginavo che la tenacia di mia moglie, mi avrebbe consentito di incontrare un angelo, da alcuni anni mi chiede di ospitare un bimbo bielorusso, e dopo avermi informato sulla situazione dei bambini di “Chernobyl” è riuscita ha convincermi.
Nel gennaio 2005 ci siamo recati presso l’Associazione, dopo un lungo colloquio con il Presidente nel quale ci sono state fornite molte informazioni sulla situazione dell’accoglienza, compilati i vari documenti relativi alla richiesta, il Presidente ci ha informati che l’abbinamento famiglia/bambino sarebbe avvenuto non prima del mese di maggio, che i bambini sarebbero arrivati il giorno 24 giugno.
Il 24 giugno sapevamo che il "nostro" bimbo aveva sette anni circa, che veniva da un internato distante 100 km circa da Minsk.
All'aeroporto di Fiumicino incontrammo molte famiglie/ospitanti in attesa del volo proveniente da Minsk, molti ci chiesero se per noi fosse la prima volta, e ci raccontarono, la loro prima volta, nei loro racconti si raccoglieva tutto l’amore nella vita e nei confronti dei “loro” bambini.
“ecco sono arrivati” un susseguirsi di voci continuavano a ripeterlo, mentre tutti si avvicinavano in gran fretta verso l’uscita del volo. Noi cercavamo con lo sguardo il Presidente, mentre cominciavano ad uscire i primi bambini, un poco trasandati, certamente stanchi dal lungo viaggio, ma meravigliosi, non riuscii nel trattenere le lacrime, mentre mi sentivo un gran nodo alla gola, nell’intento di prendere un fazzoletto nella mia tasca, mia moglie mi spari dalla visuale.
Vidi di nuovo mia moglie, era vicino al Presidente il quale teneva per mano due bambini piccolini, uno castano chiaro, e l’altro biondo, mi avvicinai a loro, non ebbi il tempo di capirci nulla che si avvicinò una maestra e con un ottimo italiano e ci spiegò che il bimbo nostro ospite è alquanto vivace, e che di conseguenza dovevamo stare molto attenti ad ogni suo spostamento, mi guardai con mia moglie le leggevo sul viso una preoccupazione mista ad una felicità, dovuta dal fatto che si teneva per la mano con il bimbo, guardai negli occhi il bambino, in pochi attimi mi tranquillizzai, mi dissi fra me e me che si sarebbe stata dura, ma sicuramente il bimbo si sarebbe divertito, e avrebbe avuto benefici nella sua permanenza in Italia.
Nei giorni successivi, il bambino mostrò tutta la sua vivacità, abbiamo cercato di moderarla giocando con lui in ogni momento della giornata, spiegando che alcune situazioni in Italia sono diverse da quelle del suo paese, e che possono risultare pericolose tipo attraversare la strada da soli.
Inizialmente, ci chiedeva di comprare ogni sorta di cianfrusaglia, gli abbiamo spiegato che i "capeci" come li chiama lui sono frutto del nostro lavoro, che nessuno ti regala nulla, nell'ultimo mese di permanenza in Italia il bambino chiedeva possiamo comperare questo? si?, questo suo modo di comprendere molte cose che i miei nipotini non comprendono ancora l'ho rende un bambino maturo, e questo non mi rende felice per lui, perché penso che un bambino della sua età deve avere la possibilità di crescere come un bambino felice.
Il 29 agosto il bambino è tornato nel "suo" internato, con i suoi compagni, nella sua realtà, ma, mi domando questa sua esperienza porterà in lui dei benefici veri? Cosa si porterà dentro da questo incontro? Le sue emozioni, le sue sensazioni, le sue aspettative sono molto più importanti delle nostre.
La mia casa dal 29 agosto è vuota, manca tutto quello che ci ha portato, manca il suo odore, il suo gioire, il suo modo di essere bimbo, tutto questo mi fa star male, ma il pensiero di quanto noi mancheremo a lui mi fa morire.
E' vero, anche noi abbiamo accettato di ospitare il bimbo per risanamento, conoscendo (poco) i danni di chernobyl, ma in pochi giorni il bimbo ci ha rapito il cuore, e ora stiamo percorrendo la strada dell'adozione, che ci consenta di affidargli il nostro cuore per sempre.
Oltre a lui ci sono tantissimi bambini che hanno bisogno di trovare una famiglia che li ospiti, perché per loro tre mesi l’anno in Italia vuole dire avere la speranza di non ammalarsi, di stare lontano dalla contaminazione di una catastrofe che l’adulto con il suo egoismo ha causato, portando desolazione in un paese orgoglioso dove i bambini sono costretti a vivere in internati spesso fatiscenti.


ALEMAN
 
MOLTI DI LORO ASPETTANO UN ANGELO………
NEL TUO CUORE SAI CHE SEI TU IL LORO ANGELO
MOLTI DI NOI ASPETTANO UN ANGELO…………
NEL SUO CUORE SA CHE E’ LUI IL TUO ANGELO

Associazione di volontariato "Aspettando un Angelo" C.F. 91050230589 Ladispoli (Rm) Via Bari, 33 Tel 069910946 Associazione@aspettandounangelo.it